giovedì 21 giugno 2018

LA NARRAZIONE FOTOGRAFICA E LA SCRITTURA


Gentilissimi, 
sono lieta di invitarvi a conoscere Anghiari in provincia di Arezzo, se già non vi siete inoltrati nella zona collinare suggestiva e affascinante che l’accoglie.

Tra il 28 e 30 settembre 2018, sono stata invitata a tenere un SEMINARIO che prende spunto dal mio libro dello scorso anno “RACCONTARSI PER FOTOGRAFIE, FOTOGRAFIE PER RACCONTARSI” Proposte autobiofotografiche, Ed. Youcanprint, 2017
Potete ricercarne e approfondirne i dati sul sito della Libera Università dell’Autobiografia (LUA), 
www.lua.it e leggerne parti qui di seguito per rendervi conto dell’impostazione che vorrei darvi:

“Le istantanee, nel nostro tempo, sono diventate ‘alfabeto quotidiano’ e possono trasformarsi in risorsa auto-biografica. I ‘pezzetti di carta’ del passato e del presente sono ‘pezzetti di vita’ che contengono parti della nostra identità, capaci di attivare molte storie e di evocare tasselli di vissuti. Le proposte seguenti sono un invito a recuperare le foto più significative in album, cassetti dei ricordi, files nel computer e nello smartphone, per favorire una narrazione orale, da soli e in gruppo, e trarne stimoli di scrittura.
­Predisposizione di identikit personali, secondo temi prescelti dall’interessato;
– Ritratti e autoritratti, per sondare legami e creare ponti tra noi e gli altri (familiari, amici, colleghi…);
– Ricerca di luoghi, amati o non, per esplorare emozioni del passato e meditare su quelle attuali;
– Istantanee che riproducono eventi simbolici o simili tra loro nel tempo;
– Composizioni fotografiche che possono offrire sostegno e cura di sé (e verso altri) nei lutti quali: malattia, decesso di un proprio caro, di un animale di affezione, separazione…;
– Accompagnamento e aiuto a persone che desiderano narrarsi per fotografie.”

Riporto dal sito alcuni miei dati:

Angela Mazzetti Fanti è autrice del libro “Raccontarsi per fotografie, fotografie per raccontarsi – Proposte autobiofotografiche.”
Ha acquisito la formazione di esperta e consulente in autobiografie presso la LUA, Scuola triennale Mnemosyne, 2008/2010.
Ha studiato al DAMS della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bologna.
Frequenta con costanza percorsi umanistici, che applica nell’educazione alla capacità di ascolto quotidiano di sé e degli altri e nel sostegno ai vissuti luttuosi, oltre che in campo autobiografico.

TEMPI
Venerdì alle ore 15 alle ore 19
Sabato dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 19
Domenica dalle ore 9 alle ore 13

NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI: 20 – ISCRIZIONE: fino ad esaurimento dei posti.
COSTO: Euro 160,00 per l’iscrizione al seminario. Per i diplomati Esperti (2° livello) della Libera Università dell’Autobiografia Euro 125,00. Per studenti universitari non lavoratori Euro 90,00
Per la partecipazione ai seminari è obbligatorio il versamento della quota associativa annuale di
Euro 25,00

Ricordate sempre che ho un sito da consultare molto articolato:
http://autobiografia.altervista.org/

Un caro saluto e a presto. Angela

lunedì 9 aprile 2018

LA VITA SI CERCA DENTRO DI SE’. Lessico autobiografico



Sono lieta di invitare tutti coloro che amano scrivere di sé

mercoledì 18 aprile 2018, alle ore 18

con l’organizzazione della Biblioteca Lame-Cesare Malservisi,
presso la Sala Blu del Centro Civico Lame –Lino Borgatti,
Via Marco Polo, 51, Bologna


Sarà con noi il
Professor Duccio Demetrio

per la presentazione del suo recente libro

LA VITA SI CERCA DENTRO DI SE’. Lessico autobiografico

L’autore intitola il suo libro con un verso di Mario Luzi, quasi a segnalare la poeticità intensa con la quale egli tratta il tema fondamentale della sua ricerca trentennale:
la cultura autobiografica.

Da quando alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (AR), da lui stesso fondata e della quale è docente, è stato costituito il “Centro Nazionale di ricerche e studi sulla scrittura e cultura autobiografica” – un sogno cullato da anni – l’autore ha pensato di fare il punto sulle sue ricerche, e nel contempo di avviare una nuova fase di impegno teoretico, avvalendosi di un’esperienza che ha pochissimi eguali. Mettendo a disposizione dei ricercatori e degli scrittori di sé e per gli altri, un’opera composita, con parti nuove, altre rivisitate, altre ancora autobiografiche.


Duccio Demetrio (Milano, 1945), a lungo professore ordinario di Filosofia dell’Educazione e di Teorie e pratiche della narrazione presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha lasciato l’insegnamento per dimissioni volontarie al fine di dedicarsi interamente alla ricerca in campo filosofico nelle sue
declinazioni applicative.
I suoi contributi scientifici spaziano da argomenti inerenti la definizione dell’età adulta su un piano filosofico e storico, a temi riguardanti la ricerca qualitativa con metodologia autobiografica, da lui introdotta nel nostro Paese.


mercoledì 4 aprile 2018

ONE NIGHT IN ORLANDO di ALICE BENASSI - Presentazione del libro a Bologna


E' un libro che mi ha molto colpito per la sensibilità dimostrata ad un terribile evento accaduto in Orlando, che l'autrice affronta, non dal punto di vista specificatamente storico, ma entrando nella vita di alcune delle persone che si troveranno a viverlo.

Interessante, ma non sorprende, il fatto che ALICE sia una giovane liceale di Scienze Umane, alla quale faccio tutti i miei più cari auguri.

Vi riporto il testo dell'avviso e vi invito a presenziare:

Sabato 7 aprile 2018, h. 16.30

la Biblioteca Lame-Cesare Malservisi di Bologna
vi invita alla presentazione del libro

ONE NIGHT IN ORLANDO
di Alice Benassi
edizioni Booksprint, 2017


“Daniel lavora come commesso in una piccola libreria di quartiere. Un ragazzo timido, romantico, con molte cicatrici dovute ad un passato doloroso, che ancora fatica a lasciarsi alle spalle. Vive con Melissa, una ragazza energetica, frizzante e inarrestabile come un urgano. Lucas è sfrontato, carismatico, un inguaribile latin lover. Le loro strade si incroceranno ad Orlando nel locale Pulse. Da quella notte le loro vite si uniranno, scontreranno,esploderanno di sentimenti, spesso contrastanti.”

lunedì 12 marzo 2018

Alla LIBRERIA UBIK di Bologna, il mio libro RACCONTARSI PER FOTOGRAFIE, FOTOGRAFIE PER RACCONTARSI



Alla LIBRERIA UBIK di Bologna, il mio libro RACCONTARSI PER FOTOGRAFIE, FOTOGRAFIE PER RACCONTARSI

Buona giornata!
Qui a Bologna ci siamo alzati con la nebbia, ma già vediamo qualche barlume di sole!
Ottimo momento per una fotografia ad un cielo che rivela dei bellissimi colori tenui.
Avanti tutta allora!

A chi mi legge vorrei comunicare che ho depositato presso la LIBRERIA UBIK – Via Irnerio, 27
a Bologna, alcune copie del mio libro “RACCONTARSI PER FOTOGRAFIE, FOTOGRAFIE PER RACCONTARSI. Proposte autobiofotografiche” Ed. Youcanprint, 2017, affinché chi lo desidera possa vedere il testo e/o acquistarlo direttamente in libreria.

Nel frattempo sono lieta di trasmettervi (sempre dal libro stesso) quella che ritengo sia una buona idea per passare un’ora di tempo in allegria con gli amici dopo cena.

Il testo è tratto dalla serie di Identikit personali che suggerisco per lavorare con la fotografie proprie, è la proposta per una forma divertente e lieve (eppure commovente) per incontri con amici o parenti.

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Identikit
(Incontri con amici)

Se abbiamo invitato amici o parenti, a pranzo o a cena, o ad un picnic, e vogliamo parlare tra di noi in modo originale, portiamo tutti almeno una fotografia, a scelta, a sentimento. Oppure stabiliamo un tema, tenendo presente che in questo caso la ricerca della foto diventa più complessa, perché va ricercata con maggiore cura!

Anche solo a partire da una immagine, garantisco che nascerà già un dialogo vivace e accogliente, forse meno rumoroso di altri momenti (a volte succede che le voci dei commensali si sovrappongano, ci si mette a parlare in due, e non si porta attenzione a tutti i presenti…).
Importante è eliminare sempre il giudizio di fronte al racconto della storia che la foto evoca. Si possono fare domande, senza insistere troppo sull’intimità del narratore. Come ti sentivi? Cos’altro ti ricorda? Quanti anni fa l’hai fatta? Chi te l’ha scattata? E così via… ma sempre con garbo.
Di solito la conversazione si allarga anche ad altri momenti personali; ma va sempre mantenuto un buon ascolto rispettoso, lasciando tempi opportuni di intervento per ciascuno.

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Vi ringrazio per la vostra attenzione e a presto.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Ciao a tutti. Angela

Bologna, 10 marzo 2018

lunedì 22 gennaio 2018

PROPOSTA PER FONDARE UN LABORATORIO DI ASCOLTO E AUTOBIOGRAFIA E FOTOGRAFIA



Buon anno 2018!!
Oggi vorrei proporre alcune pagine del mio libro e un laboratorio di ascolto e autobiofotografia.
La presentazione del 30 ottobre 2017, presso la Biblioteca Lame – Cesare Malservisi, contenuta in un messaggio precedente, è stata accolta con la buona presenza degli intervenuti e con il forte ascolto e interesse sul tema “Raccontarsi per fotografie, Fotografie per raccontarsi”.
Ne sono stata felice, è stato il coronamento del mio lungo lavoro di studio e di pratica.

Ora non mi voglio autoincensare, ma passare subito ad altra pratica.
Così in questo testo trascriverò alcune pagine del libro stesso, in particolare quelle dove indico cosa si può fare con il metodo autobiofotografico proposto e nel contempo comunicarvi che terrò un laboratorio di 4 ore per trattare alcuni temi che ritengo possano essere molto accattivanti e vicini ai nostri vissuti.

Il laboratorio si terrà il 10 marzo 2018 a Bologna.
Gli interessati possono contattarmi via mail all'indirizzo

angela.mazzetti2@alice.it
e chiedere approfondimenti circa il luogo e il programma.

Raccomando a chi mi legge e, prometto io stessa, la massima serietà.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi indico il sito dove esaminare quali sono le altre possibilità di lavoro che propongo: http://autobiografia.altervista.org/
Un bel saluto a tutti. Angela

Ed ecco lo stralcio che offro oggi alla vostra lettura!

“La vita è una successione di immagini
che non si ferma nemmeno nel sonno”
Vittorino Andreoli
Da “La gioia di vivere” ed. Rizzoli

Pensare per fotografie

L’osservazione di Andreoli, coglie una realtà che conosciamo: in modo del tutto naturale, autonomo, il nostro inconscio produce immagini: i sogni. Notiamo quindi che non è il ‘fare’ che porta alla produzione dei sogni (talvolta di grande rilievo per l’aiuto da parte del terapeuta), ma il riposo.
È possibile allora che di giorno riproduciamo involontariamente queste forme, con i mezzi umani che nel tempo abbiamo avuto a disposizione?
La fotografia può essere un tramite per fissare i nostri pensieri e i sogni?
Lo ‘scatto’ nelle mie riflessioni è avvenuto -già annotavo- durante alcuni percorsi autobiografici predisposti per un lavoro di gruppo, nei laboratori, o con singoli interessati. Sono stati gli autobiografi che più faticavano nella scrittura, a narrarsi con una maggiore spontaneità di fronte a foto-ricordo, o ad immagini dell’ambiente abitato, dipinte o disegnate da loro stessi; o ancora con illustrazioni trovate per caso su riviste, in mostre di pittura o in fotografie di altri, percepite come pregnanti per i loro vissuti (in questo testo, più avanti, le chiameremo foto proiettive).

Come cogliere questi stimoli che sembrano segnare altre strade dalle quali prendere avvio, forse ancor prima delle parole (nell’oralità e/o nella scrittura) e che possano, anzi, agevolare e rafforzare la propria ‘voce’? Come cogliere la predilezione fotografica che nell’autobiografia pare restare quasi in secondo piano, quale forma accessoria allo sviluppo della scrittura di sé?
Forse la proposta che intendo offrire potrebbe non allettare chi ama conservare le immagini della sua vita in un’allegra caotica scatola o in qualche cassetto, a meno che non voglia dare una svolta, anche parziale, al suo affettuoso disordine, cercando le proprie orme più rilevanti. Né potrebbe attirare chi vuole creare un album fotografico che tenga conto di tempi cronologici, o suddiviso per capitoli in riferimento a viaggi, ad amici, a familiari, a panorami, eccetera. Questo è un ordine che ciascuno può dare alle proprie foto, solo che voglia mantenerle rintracciabili e disponibili per farne buona mostra all’occorrenza. Una sorta di ‘archivio’, una modalità sempre percorribile da chiunque abbia tale pazienza.

Da un album fotografico comunissimo, o da qualsiasi altra raccolta, potrebbe invece prendere il via un itinerario stimolante e intenso: a cominciare dalle fotografie, o anche soltanto con le fotografie, selezionandole dalla grande quantità di immagini che tutti possediamo. Esse potrebbero essere considerate non più accessorie o sintesi della scrittura autobiografica, ma protagoniste! Le istantanee possono proporsi come memoria della realtà vissuta negli anni, possono farsi utili spinte per l’emergere dei giorni dimenticati e diventare narrazione.
Scriveva infatti Staccioli: “Le immagini CI raccontano.”
Spetta a noi coglierne le storie, come cercherò di approfondire e spero che le mie ricerche siano diventate teoria e pratica duttili, chiare e fruibili. Ho scelto di scrivere questo testo quasi come un manuale, nel senso etimologico del termine: vorrei che fosse agile, da tenere sottomano in riferimento al proposito che approfondirò. Uno scritto aperto a nuove esperienze derivanti da altri incontri e conoscenze; pagine disponibili fin da ora al rinnovamento. Con questo intento divulgativo, riporterò, nella forma il più possibile semplificata, anche l’uso dei termini tipici di alcuni studi.

Dopo un attento esame del percorso tracciato, credo che ogni lettore potrà aver predisposto in sé l’atteggiamento idoneo (postura o posizione) per occuparsi delle proprie foto anche in autonomia e ad affidarsi al gioco stimolante memoria-narrazione. L’album non sarà più lo stesso e potrà esse sfogliato con quella lentezza tipica richiesta dal racconto, con quella calma necessaria a riprendere i fili di trame che non possiamo dare per scontate, ma ritenere passibili di arricchimento. Per approfondire la prassi che presento, ho letto molte pagine di alcuni pensatori e operatori nel campo dell’ascolto e dell’accompagnamento per aiuto, nell’ambito fotografico e autobiografico; poi mi sono esercitata con i miei album e i file per procedere verso proposte concrete ed efficaci.

Rivolgo quindi un invito a prendersi il tempo utile per… pensare per fotografie:

-    per predisporre ‘identikit’ personali, sviluppandoli con modalità originali per aprirsi alla creatività e provare a comprendere meglio se stessi da diverse angolazioni, con alcune semplici pratiche (l’identikit è un contenitore della propria identità; su questo leggeremo, tra qualche pagina, l’esperienza del noto fotografo: Luigi Ghirri);

-    per esplorare le radici familiari, ri-trovarsi, ri-comprendersi e ri-conoscersi; adulti, bambini e ragazzi possono accedere a questa opportunità facilmente, esplorare negli album di famiglia le tappe dei vissuti comuni e raccontarsi; e poi riconoscersi importanti l’uno per l’altro e, se del caso, tentare riconciliazioni. Nel caso di handicap verbale, o fatica nella scrittura, anche un bambino può arricchire la sua storia componendo le immagini. Se riesce a lavorare con le mani, i collages artigianali diventano descrittivi e visivamente utili ed efficaci;

-    per ritrovare luoghi attraversati, persone vicine e lontane. Non è raro che qualcuno, di solito un po’ avanti negli anni, mi dica con rammarico che ha dimenticato la propria infanzia, o la fanciullezza dei propri figli; sfogliare gli album di famiglia con il proprio partner o i figli stessi, oppure in laboratorio, permette in questi casi di fare emergere ricordi in abbondanza e di riprendere il filo narrativo interno che probabilmente si è interrotto;
-    per mettere a fuoco impronte di vita e approfondire l’ascolto e la cura di sé e degli altri (a livello personale, per gruppi e per chi si dedica a relazioni d’aiuto);

-     come sostegno durante percorsi di riparazione nelle perdite (in assenza di patologia): lutto, separazione, perdita dell’impiego…

-     come possibile chiave di accesso al personale bisogno di esprimersi (scelta dello studio, del lavoro o altri impegni), di accettarsi (cambiamenti del corpo, passaggi di vita, alimentazione, ecc.), di riappacificarsi;

-    per ritrovare la capacità di sintesi (rallentare il proprio pensiero e l’eccessiva loquacità, per fare riposare la parola in spazi di silenzio e creare meditazione), e/o provare a gestire una modalità espressiva poco attenta.

Altri casi potranno evidenziarsi durante l’esperienza. Dedicarsi ad un itinerario con istantanee consolida lo sguardo e l’attenzione; la modalità di osservazione della vita e la narrazione ne ricevono un impulso significativo.